L’eredità di Gandhi

L’attualità di Gandhi

Tutti hanno sentito nominare Gandhi:  i bambini lo studiano a scuola,  il suo viso compare ancora sui giornali, alla TV, e persino nelle immagini pubblicitarie. In alcune scuole in cui abbiamo chiesto agli studenti quali personaggi famosi ricordavano dell’India, la maggior parte di loro citava (solo) Gandhi. Ma molti pensano che Gandhi appartenga al passato, e che le sue idee e azioni possano essere studiate solo in una prospettiva storica. Ma non è così: via via che la ‘modernità’ e il ‘progresso’ ci conducono verso situazioni di crescente instabilità sociale, degrado ambientale, disagio interiore, e via via che si moltiplicano i conflitti violenti e i drammi umani che ne conseguono, il pensiero di Gandhi diventa sempre più attuale.  E’ straordinaria la lungimiranza con cui egli previde il collasso di una società e di un’economia basate sulla rapina (verso le persone e verso la natura), ideò e mise in atto strategie nonviolente per affrontare i conflitti, propose dei programmi costruttivi ‘sostenibili’ socialmente ed ecologicamente.

Chi era Gandhi?  Riportiamo da wikipedia: Mohandas Karamchand Gandhi, detto il Mahatma è stato un politico e filosofo indiano. Importante guida spirituale per il suo paese, lo si conosce soprattutto col nome di Mahatma (“grande anima”), appellativo che gli fu conferito per la prima volta dal poeta Rabindranath Tagore. Un altro suo soprannome è Bapu, che in hindi significa “padre”. Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici del satyagraha, la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l’India all’indipendenza. Il satyagraha è fondato sulla satya (verità) e sull’ahimsa (nonviolenza). Con le sue azioni Gandhi ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili e personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela, e Aung San Suu Kyi. In India Gandhi è stato riconosciuto come Padre della nazione e il giorno della sua nascita (2 ottobre) è un giorno festivo. Questa data è stata anche dichiarata «Giornata internazionale della nonviolenza» dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Gli  scritti di Gandhi e su Gandhi
Riportiamo qui solo alcuni titoli  di libri tradotti in italiano:

La mia vita per la libertà. L’autobiografia del profeta della non-violenza  Gandhi Mohandas K., 2014, Newton Compton a cura di Franco B. V.

Il potere della non-violenza Gandhi Mohandas K., 2012, Newton Compton

Gandhi commenta la Bhagavad Gita  Gandhi Mohandas K., 2012, Edizioni Mediterranee

Vi spiego i mali della civiltà moderna. Hind Swaraj Gandhi Mohandas K., 2010, Centro Gandhi

Teoria e pratica della non-violenza  Gandhi Mohandas K., 2006, Einaudi a cura di Pontara G.

La letteratura su Gandhi è sterminata. Vi sono tantissimi siti web dedicati al suo pensiero e ai suoi scritti. Ne citiamo solo alcuni:

Gandhi Research Foundation: http://www.gandhifoundation.net/

Gandhi related websites: http://www.mkgandhi.org/related.htm

Gandhi heritage portal:  https://www.gandhiheritageportal.org/

Una presentazione curata da F.C. Manara in italiano: http://lgxserver.uniba.it/lei/personali/manara/mahatma.htm

Il Centro Studi Sereno Regis (CSSR) offre una Biblioteca specializzata nella ricerca per la pace. Accanto ai principali testi dei maestri della nonviolenza (Mohandas Gandhi, Aldo Capitini, Lanza del Vasto, Danilo Dolci, Martin Luther King, Jean-Marie Muller, Vinoba Bhave, Gene Sharp, Johan Galtung, e altri) spiccano i cento volumi dell’opera omnia di Gandhi.  Utilizziamo alcuni scritti di Nanni Salio, Presidente del CSSR, per scrivere le note che seguono.

La grande crisi sistemica  La nonviolenza è antica come le montagne, e anche il dibattito su violenza e nonviolenza è altrettanto antico. In ogni situazione conflittuale, dal micro al macro, dai movimenti No tav, No Dal Molin, No muos, No F35 al movimento Occupy negli usa, dal Kossovo alle primavere arabe, dalla guerra in Siria alla minaccia di guerra civile in Ucraina, gli attori in gioco si chiedono cosa è giusto fare, con quali mezzi agire, violenti o nonviolenti, e per quali obiettivi.

Gandhi era molto critico verso la storia ufficiale, intesa prevalentemente come storia di guerre. Ma al tempo stesso riteneva necessario conoscere la storia per evitare di ripetere gli errori del passato. Il Novecento è stato il secolo delle guerre mondiali e di una crescente intensità della violenza, sino a mettere a repentaglio la stessa vita sulla Terra, con le armi di distruzioni di massa. Ma è anche stato il secolo che ha visto le più importanti lotte nonviolente: da Gandhi a Martin Luther King a Mandela, sino alle lotte nei Paesi dell’Est europeo culminate nel 1989.

Non si trattava solo di difendere i diritti umani: un secolo fa, Gandhi lanciò l’allarme, con grande preveggenza e chiarezza: «Questa civiltà è tale che con un po’ di pazienza si distruggerà da sola».[1] E a proposito della sua India disse: «Dio non voglia che l’India debba mai adottare l’industrialismo secondo il modello occidentale. L’imperialismo economico di un solo piccolo stato insulare (la Gran Bretagna) tiene oggi il mondo in catene. Se un’intera nazione di trecento milioni di abitanti si mettesse sulla strada di un simile sfruttamento economico, essa denuderebbe il mondo al modo delle locuste».[2]

E quarant’anni fa fu l’associazione Club di Roma a lanciare nuovamente l’allarme, che questa volta era basato su un modello di analisi quantitativa, prodotto da un autorevole gruppo di scienziati e dirigenti industriali. Nel 1972 pubblicarono I limiti della crescita, che fu tradotto impropriamente con il titolo I limiti dello sviluppo. Nell’immediato il libro ebbe un effetto dirompente, ma negli anni successivi fu criticato e denigrato suscitando varie controversie sia sull’interpretazione sia sul valore delle previsioni e degli scenari. L’operazione di denigrazione e rimozione venne condotta in grande stile da centri di potere economico e non solo. Il risultato si è tradotto in un ritardo di quarant’anni nell’affrontare per tempo le conseguenze della crisi sistemica. Sebbene l’attenzione prevalente del sistema mediatico sia focalizzata sulla dimensione economico/finanziaria (debito delle banche e degli Stati), la crisi è in realtà di tipo sistemico, con quattro principali dimensioni tra loro fortemente interconnesse: crisi di sostenibilità economico/finanziaria; crisi di sostenibilità energetica/climatica/ecologica; crisi di sostenibilità alimentare; crisi di sostenibilità sociale/esistenziale/etica/culturale.

Il programma costruttivo  L’approccio nonviolento alla crisi sistemica può essere presentato in modo molto sintetico con la seguente tesi gandhiana che si basa sugli esperimenti di economia nonviolenta condotti da Gandhi con il suo “programma costruttivo”. Questa tesi ha il pregio di essere formulata in termini estremamente chiari, semplici e incisivi, secondo lo stile con cui egli si rivolgeva alle persone più povere e illetterate, contrariamente a quanto avviene oggi, nella voluta confusione mediatica che mantiene nell’ignoranza gran parte della gente. La concezione di Gandhi si basa su un’etica opposta a quella del neoliberismo e la si può riassumere in due aforismi fondamentali, i “mantra della nonviolenza”:

«il nostro pianeta ha risorse sufficienti per soddisfare i bisogni fondamentali di tutti,  ma non l’avidità di alcuni»

«vivere semplicemente, per permettere agli altri semplicemente di vivere»

Fondamenti epistemologici della nonviolenza  Caratteristica saliente della nonviolenza è il suo carattere omeostatico, che consente di ricercare la verità senza distruggere quella dell’avversario, imparando dagli errori, con comportamenti altamente reversibili. Non siamo sicuri di essere nel vero, non sappiamo se il corso d’azioni intrapreso, anche con le migliori intenzioni, produrrà i risultati desiderati, ma utilizziamo una metodologia che consente alla ricerca della verità di dispiegarsi. Questo è l’atteggiamento filosofico ed epistemologico che sta alla base delle procedure della ricerca scientifica per prove ed errori, nella consapevolezza che in campo sociale le sfide sono di vita e di morte, altamente non reversibili. Nella tradizione gandhiana si invita ad agire senza rivendicare il merito dell’azione e senza aspettarne l’esito, che verrà quando meno ci si aspetta. C’è una fiducia nel processo di ricerca della verità, che prima o poi si imporrà, anche nelle situazioni apparentemente più difficili e disperate. Satyagraha vuol dire «forza della verità», ma anche «dire la verità», dirla di fronte ai potenti e all’ingiustizia, quanto basta perché si imponga. Così come nella propaganda si sostiene che una bugia ripetuta mille volte diventa una verità, si può aver fiducia che una verità ripetuta mille volte finirà per imporsi.

Movimenti, esperienze, scenari  Le crisi sono sempre interpretabili sia come pericolo sia come opportunità di cambiamento. Il pericolo si riassume in due minacce globali: armi di distruzione di massa (abc, nucleari, chimiche batteriologiche, rese ancora più letali dalle applicazioni militari della robotica delle nanotecnologie e dell’informatica) e in una sola parola: collasso![3] Ma ciononostante, per la prima volta nella storia, gran parte dell’umanità sta riflettendo sulla situazione e cercando di uscire dal labirinto in cui si è cacciata. Ovunque nel mondo, decine di migliaia di organizzazioni e movimenti stanno conducendo esperimenti di cambiamento sociale e lavorano per sensibilizzare sia l’opinione pubblica sia le oligarchie al potere, al fine di avviare e accelerare il progetto di “transizione” verso una società planetaria più armonica, autenticamente sostenibile, equa, nonviolenta.

L’ASSEFA, un esperimento gandhiano Il Gruppo ASSEFA Torino (www.assefatorino.org) che cura questo sito con la collaborazione del Centro IRIS (www.iris.unito.it) e del Centro Studi Sereno Regis (www.serenoregis.org), collabora da molti decenni con una ONG Indiana di matrice gandhiana: l’Association For Sarva Seva Farms, cioè l’Associazione per le Fattorie al Servizio di Tutti. L’ASSEFA India collabora con i più poveri dei poveri nelle aree rurali dell’India, e aiuta questi contadini emarginati e sfiduciati e organizzarsi come comunità, a ricuperare la fiducia nelle proprie capacità,  a individuare e risolvere i problemi collettivamente e con il consenso di tutti, a contare sulle proprie forze.

Gandhi e Vinoba

Operatori ASSEFA con le foto di Gandhi e di Vinoba, suo collaboratore, che camminò per 14 anni per l’India per ottenere terre per i contadini poveri.

L’ASSEFA con il suo lavoro sul territorio, e tantissime altre Associazioni in India, contribuiscono ad affrontare questo difficile periodo di transizione – in India e nel mondo – mettendo in atto gli insegnamenti di Gandhi.   Il loro contributo è nonviolento nei mezzi e nei fini: poco conosciuto ma estremamente importate prezioso. Obiettivo di questo sito  è proprio quello di far conoscere e apprezzare queste realtà, e contribuire a creare reti di solidarietà e progettualità NONVIOLENTA a livello globale.



[1]  M. Gandhi, Vi spiego i mali della civiltà moderna. Hind Swaraj, Gandhi Edizioni, Pisa, 2009, p. 53.

[2]  G. Pontara, L’antibarbarie, EGA, Torino, 2006, p. 300.

[3]  P. Thuillier, La grande implosione, Asterios, Trieste, 1997; J. Diamond, Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere, Einaudi, Torino, 2005; J.H. Kunstler, Collasso, Nuovi Mondi Media, Modena, 2005. Per seguire il dibattito in corso, si veda Effetto Cassandra, il blog di Ugo Bardi, http://ugobardi.blogspot.it/