il conflitto sull’acciaieria POSCO

Il progetto sognato dal governo dello Stato di Orissa (o Odisha) è diventato un incubo per la gente che vive nell’area destinata alla realizzazione del polo industriale proposto dalla POSCO.   Il conflitto tra lo sviluppo industriale e le abitudini di vita dei residenti ha portato lo Stato e la gente a confrontarsi faccia a faccia. In tale situazione non sarà facile né per la POSCO né per le comunità che abitano il luogo arrivare a una conclusione ‘logica’.

Sintesi del caso  Il 22 maggio 2005 la multinazionale siderurgica sudcoreana Phoang Stell Company, meglio conosciuta come POSCO, ha siglato un patto (Memorandum of Understanding – MoU) con il governo indiano per la costruzione di un impianto di lavorazione e produzione di materiali in acciaio nella regione dell’Orissa. Il progetto prevede una capacità produttiva di 12 milioni di tonnellate annue, richiederà una superficie di 1600 ettari di terra, un investimento di 12 miliardi di dollari e dovrebbe portare alla costruzione del più grande polo di produzione dell’acciaio in territorio indiano.

Il distretto coinvolto è quello di Jagatsinghpur, una zona rurale e montagnosa che si affaccia sul Golfo del Bengala, in cui vivono circa 7 milioni di persone divise in 62 differenti gruppi etnici. La densità di popolazione è molto alta.

Grazie  al Protocollo d’intesa stipulato nel 2005 con lo stato indiano, la POSCO decise di  investire ingenti capitali in Orissa per la costruzione di un impianto per la lavorazione dell’acciaio, di una miniera per l’estrazione di minerali e carbone e di infrastrutture necessarie per le operazioni di trasporto, tra cui un porto. L’ accordo prevede che l’area portuale faccia parte delle Zone Economiche Speciali (SEZ): aree che il governo indiano destina allo sviluppo industriale proponendo condizioni favorevoli per incentivare gli investimenti e la “crescita economica”.

Al momento della firma del Protocollo il governo assicurò alla Compagnia piene garanzie di agibilità dell’area,  sostenendo che non ci sarebbero stati ostacoli alla realizzazione dell’impianto.In realtà i lavori si bloccarono a partire dalla fase iniziale del progetto a causa delle proteste delle popolazioni locali. Il progetto di costruzione si arrestò nuovamente nel 2006 quando il governo indiano approvò il Forest Right Act, una legge che riconosce diritti particolari alle popolazioni tribali e indigene sui territori da essi da sempre occupati.

Inoltre nell’ ottobre 2013 il Comitato per i Diritti umani delle Nazioni Unite  ha chiesto di fermare immediatamente il progetto in quanto potrebbe causare lo spostamento forzato di migliaia di persone, interrompendo così l’accesso ai loro mezzi di sussistenza.

Dal 2005 ad oggi i lavori sono stati più volte interrotti a causa della resistenza di contadini, adivasi e pescatori che si oppongono alla concessione delle proprie terre. Ci furono e ci sono tutt’ora duri scontri con la polizia: molti attivisti sono stati arrestati, altri denunciati.

Ad oggi il progetto non è ancora stato terminato, ma i lavori sono ormai ad uno stadio avanzato.

APPROFONDIMENTI

Movimento anti POSCO – News dicembre 2014

Anti Posco contro il governo locale nov 2014