Centrali nucleari in India

L’India ha fame di energia

L’India è Logo DAEuno dei Paesi n cui si assiste a un più rapido sviluppo dell’energia nucleare. Il governo indiano è molto favorevole, come emerge dai documenti ufficiali, qui sintetizzati da alcune diapositive tratte dalla presentazione “Towards a sustainable nuclear energy future” di Srikumar Banerjee, Chairman, Atomic Energy Commission and Secretary, Dipartment of Atomic Energy, India, in occasione del 35th Annual Symposium of The World Nuclear Association, 15-17 settembre 2010, London. Materiale informativo è visibile nel sito dell’ Department of Atomic Energy (DAE) http://dae.nic.in/

Il sito della World Nuclear Association  (http://www.world-nuclear.org/info/Country-Profiles/Countries-G-N/India/) fornisce estesa e aggiornata documentazione sulle centrali già funzionanti e su quelle in fase di progettazione in India.  Oltre alla Compagnia governativa, la National Thermal Power Corporation (NTPC), altre Compagnie si stanno facendo avanti : la National Aluminium Company (Nalco), all’87% statale, la Oil and Natural Gas Corporation (ONGC) (84% statale), la Indian Railways. Logo WNA

I reattori invece sono prodotti finora da società straniere: la  Atomstroy Export russa, l’ACEA francese, la Hitahci giapponese, la Westinghouse a base USA, la Kepco coreana, ecc.

 

4 schede nucleare India

Prospettive per il futuro

Alcune centrali sono già in costruzione, altre sono in programma ma non hanno terminato l’iter di approvazione.

 

 

 

Fautori e oppositori   Governo, industriali, economisti sostengono la necessità dell’India di aumentare la propria autonomia energetica sviluppando il settore nucleare, e sottolineano i vantaggi di una riduzione dell’effetto serra.

Le proteste che in vari luoghi hanno accompagnato la costruzione delle centrali vengono considerate come fattori molto negativi – che ostacolano lo sviluppo del Paese.

Al link http://www.ndtv.com/article/india/misinformation-is-fueling-anti-nuclear-protests-john-ritch-143891 si può leggere un articolo scritto da John Ritch, capo della World Nuclear Association, London e datato 24 ottobre 2011,dal titolo: Misinformation is fuelling anti-nuclear protests.

Non mancano gli oppositori a questa strategia:  a titolo di esempio segnaliamo due documenti:

a) una serie di slides in PP:  Awareness about nuclear plants in India (http://www.youtube.com/watch?v=Sy2y1Yb2rzE ).  (Attenzione: alcune immagini sono molto drammatiche e potrebbero essere disturbanti.)

b) una intervista promossa dal Delhi Science Forum al Prof.D. Raghunandan per il Programma TV Newsclick. Il titolo è Gorakhpur Nuclear Power Plant: A Flawed Proposal. http://www.youtube.com/watch?v=bzFOrZgGUL0

Conflitti legati alle centrali nucleari in India   EJOLT è un progetto di ricerca globale che si propone di mettere insieme scienza e società individuare, catalogare e analizzare la distribuzione dei conflitti ecologici mettendo in evidenza le situazioni di ingiustizia ambientale. Il sito di EJOLT (http://www.ejolt.org/) permette di selezionare i conflitti sia per sede geografica sia per tipologia:  nel caso dell’India i conflitti collegati alla costruzione di centrali nucleari si presentano come segue:

conflitti India nucleare

Le voci delle comunità coinvolte  Le testimonianze di manifestazioni di protesta da parte delle comunità locali contro le decisioni governative sono ormai innumerevoli. Le dinamiche con cui si manifestano le controversie sono abbastanza simili ovunque:  i terreni sui quali costruire le centrali  sono per lo più abitati da comunità di contadini e/o di pescatori, che dai sistemi naturali nei quali vivono traggono la loro fonte di sussistenza.  Essi denunciano di non essere stati adeguatamente coinvolti  nel processo di scelta dei luoghi. Le analisi svolte dal Ministero dell’ambiente (la valutazione di impatto ambientale) sono considerate superficiali o poco obiettive. Spesso l’opposizione delle comunità   si frammenta di fronte alle proposte di compensazione, che favoriscono alcune fasce di popolazione rispetto ad altre.

Mentre, nei casi da noi esaminati, le forme di protesta sono nonviolente (marce, dimostrazioni di piazza, digiuni, ecc.), talvolta sono presenti episodi di repressione violenta da parte della polizia.  I video che abbiamo selezionato illustrano solo alcuni degli innumerevoli episodi  in cui le comunità locali hanno cercato, in passato e via via anche nel presente, di opporsi alla sottrazione delle loro fonti di vita (la terra, l’acqua  pura, le foreste,  la pesca).

Di recente alle proteste delle comunità locali si sono aggiunte le voci preoccupate di studiosi e scienziati: è il caso – che illustriamo – della prevista centrale di Gorakpur, nello Stato dell’Haryana.  Qui, nel cuore dell’India continentale, si prevede di attingere l’acqua necessaria per il sistema di raffreddamento da un canale di irrigazione, soggetto – per sua natura – a variazioni di portata nel corso dell’anno. Il canale dovrebbe soddisfare contemporaneamente le esigenze degli agricoltori e quelle dell’impianto. Inoltre dovrebbe accogliere l’acqua reflua dalla centrale, che essendo a temperatura superiore  rispetto al prelievo, potrebbe alterare gli ecosistemi circostanti.

In altre parti del sito sono illustrati in dettaglio alcuni ‘casi-studio’, per i quali abbiamo provveduto a sottotitolare in italiano alcune sequenze video che ci sembravano particolarmente significative.