Il Progetto

Interdipendenze globali

Uno dei problemi cruciali del nostro tempo è quello di individuare e praticare delle vie che ci portino a visioni, atteggiamenti e azioni di maggiore sostenibilità.

Tra le vie che si possono percorrere per conseguire una maggiore sostenibilità ambientale e sociale vi è quella di aumentare la consapevolezza delle nostre relazioni e interdipendenze con altri popoli: i processi di globalizzazione in atto li hanno resi, sotto molti aspetti, ‘vicini’: vestiamo abiti, mangiamo cibi, utilizziamo tecnologie che arrivano da Paesi lontanissimi.  In direzione opposta spesso viaggiano i nostri rifiuti, gli oggetti che non ci servono più e di cui vogliamo sbarazzarci: dalle buste di plastica abbandonate, che vanno a formare enormi isole galleggianti in mezzo agli oceani, ai computer dismessi, agli abiti vecchi ‘donati’ ai poveri.

Le immagini televisive e internet ci portano in casa le immagini di quei luoghi, e le agenzie turistiche ci offrono l’opportunità di raggiungere molti di quei luoghi in poche ore e con poca spesa. Sotto altri aspetti tuttavia questi Paesi sono sempre più ‘lontani’: ignoriamo la loro storia e cultura, e omologhiamo in uno scenario unico differenze sociali, economiche, culturali che invece caratterizzano e distinguono tra loro le singole comunità umane.

In particolare l’India – un Paese grande come l’intera Europa, abitata da più di 1 miliardo e 200 milioni di persone – è caratterizzata da enormi differenze; ospita alcune delle famiglie più ricche del mondo, e in essa vive un numero di poveri maggiore che nell’ Africa equatoriale; è sede di quartieri ultramoderni, di politecnici prestigiosi e al tempo stesso ospita più di 500.000 villaggi, dove i contadini lavorano la terra e le comunità indigene (gli ‘adivasi’) preservano le loro culture millenarie.

La relazione tra noi e persone del mondo rurale indiano può essere una via molto efficace per aumentare la consapevolezza cui si accennava sopra.

Perché i contadini indiani sono sempre più poveri? Come mai vengono privati della terra e dell’acqua? Come mai molte comunità indigene entrano in conflitto con grandi imprese multinazionali che intendono aprire miniere, costruire dighe, destinare grandi territori a colture intensive? E noi, che ruolo abbiamo?

Queste domande sono sembrate particolarmente interessanti ai nostri tre Enti (CSSR, Gruppo ASSEFA Torino e Centro IRIS), impegnati su tematiche che riguardano l’ambiente, lo sviluppo, la nonviolenza.  Ci è sembrato interessante  approfondire queste tematiche, elaborare delle proposte educative, organizzare incontri con il pubblico,