Il cinema indiano

Un’industria prolifica   Con una media di tredici milioni di spettatori al giorno e una produzione di circa ottocento pellicole all’anno, quella indiana è una della cinematografie più prolifiche al mondo. Diversi sono i fattori che alimentano un sistema produttivo di tale portata, primo fra tutti il pubblico. Per quanto oggi si possa legittimamente parlare di un calo di interessi dovuto alla concorrenza della televisione, per moltissimi anni il cinema è stato l’unico mezzo di intrattenimento di cui la popolazione indiana ha usufruito con grande entusiasmo.

Le origini del cinema indiano risalgono al 1896, quando Maurice Sestier, agente dei fratelli Lumière in viaggio verso l’Austrialia, decise di fermarsi a Bombay per proiettare alcune pellicole. La prima proiezione di film venne organizzata al Watson Hotel di Bombay il 7 luglio.

Inizialmente, come spiega Camille Deprez nel suo saggio “Pour un panorama du cinéma documentaire indien” (http://www.cairn.info/revue-le-temps-des-medias-2011-2-page-223.htm) il cinema, e in particolare il cinema documentario, fu uno strumento in mano ai coloni europei i quali lo utilizzarono per fini propagandistici.  E’ disponibile una versione sintetica tradotta in italiano (Deprez CINEMA INDIANO

Successivamente il cinema si diffuse rapidamente nel paese e l’entusiasmo con cui venne accolto va probabilmente ricondotto al fatto che l’innovazione cinematografica si inseriva su un terreno già reso fertile da una tradizione orale tramandata nei secoli. L’arte di raccontare storie per immagini fa parte della cultura indiana da tempi immemori ed è conseguenza del carattere visivo e orale che contraddistingue quel popolo (per un approfondimento si può leggere il contributo di Pinuccia Caracchi: Pinuccia Caracchi – Sanatanadharma – dispensa)

Attualmente il cinema indiano è una realtà estremamente creativa e vivace e rimane per molti il principale strumento d’interpretazione della realtà e la fonte prevalente di informazioni e di creazione di immaginari.

Il cinema e la costruzione dell’immaginario collettivo

Le immagini contribuiscono a costruire le visioni del mondo che plasmano e orientano i pensieri e le scelte di popoli e culture. Il cinema in India, proprio per la sua rilevanza, è uno dei principali strumenti attraverso cui l’immaginario collettivo viene costruito e – talvolta – manipolato. In occidente questo viene per lo più associato a Bollywood (http://it.wikipedia.org/wiki/Bollywood) che ci restituisce l’immagine di un paese di lustrini e pailettes,  in continuo sviluppo, dove la gente sta bene, balla e si diverte.

Il contesto indiano rappresentato dall’industria cinematografica  è emblematico del modello di sviluppo che – dopo essersi consolidato in  Occidente – è stato imposto a livello globale: una crescita economica incontrollata che porta beneficio a una piccola minoranza, accompagnata dallo sfruttamento e dall’impoverimento di moltitudini di persone.  Tutto ciò in virtù di un ‘immaginario’ che vede nella crescita economica e nella potenza della tecno-scienza i fondamenti del ‘progresso’.

Esiste tuttavia anche un immaginario completamente diverso, profondamente radicato in molte culture e tradizioni del vasto sub-continente indiano, basato sulla consapevolezza della dipendenza umana dai sistemi naturali e dalla necessità vitale di agire con prudenza e rispetto nei confronti della natura.

E sono – anche in questo caso – i film e i documentari indiani a offrire l’opportunità di costruire un’ altra immagine, più periferica e sotterranea, ma forse più efficace e verosimile nel rappresentare le vite di milioni di persone che vivono nelle aree rurali, in quei settecentomila villaggi che ancor oggi ospitano la maggioranza della popolazione indiana.

Questo è possibile attraverso il lavoro di registi indiani che da alcuni decenni ormai sono impegnati a sostenere i diritti di popolazioni contadine, di comunità indigene, tribali e dalit (“i fuoricasta”), documentando come le loro esistenze, abitudini e luoghi di vita sono stati stravolti dall’arrivo del “progresso”.

Una scena di Lagaan, un film di Ashutosh Gowariker del 2001.

Una scena di Lagaan, un film di Ashutosh Gowariker del 2001.

La ricerca delle voci ‘periferiche’  Molti dei conflitti che tragicamente segnano questo momento storico hanno radici in questi due immaginari inconciliabili: uno alimentato da una minoranza  che detiene potere finanziario, economico, politico, tecnologico e di controllo delle comunicazioni; l’altro che proviene dalla maggioranza dell’umanità che nell’ organizzazione in rete, nella molteplicità di voci  e nella scelta di forme di protesta  auto-organizzate ha i suoi elementi di forza. (la potenza espressiva del linguaggio visuale)

Questo sito si pone l’obiettivo di individuare e rendere accessibili dei materiali video che testimoniano varie forme di proteste nonviolente di comunità indiane di contadini, pescatori e popolazioni indigene contro progetti che riguardano l’apertura di miniere, la costruzione di centrali nucleari, di industrie e di dighe: le ‘grandi opere’ che sono necessarie per alimentare lo sviluppo scientifico-tecnologico militare e la crescita economica delle minoranze ricche nel mondo globalizzato.