Voci e immagini dall’India rurale

Come abbiamo iniziato

Per iniziare la nostra ricerca sulle testimonianze audiovisive relative ai problemi socio-ambientali in India abbiamo chiesto la collaborazione di Elena Aime, autrice della  Storia del cinema indiano (Lindau II edizione: ottobre 2007).  Oltre ad avere una vasta conoscenza del tema, Elena era in contatto con varie realtà (organizzazioni, associazioni, singoli registi ecc.) che si occupavano proprio delle tematiche che ci stavano a cuore. Abbiamo quindi potuto avere in visione alcuni documentari, e una lista di primi contatti ai quali rivolgerci. Il lbro From Raj to Swaraj. The Non-fiction Film in India  (B.D. GARGA, Penguin Books, India, 2007) ci ha offerto anche un primo orientamento generale.    Paola e Davide, i due giovani che hanno svolto il Servizio Civile nel 2012, hanno approfondito la ricerca e hanno scritto a numerosi registi: questi contatti hanno premesso, nei mesi successivi, di organizzare una serata pubblica con proiezione di alcuni film. In parallelo è stata avviata una ricerca a partire dalla letteratura scientifica (articoli, saggi, relazioni a convegni) e dalle testimonianze dirette (interviste, telegiornali, video – documenti  pubblicati da Associazioni e attivisti) sui quattro temi da noi individuati; miniere, dighe, centrali nucleari, impianti industriali.

Registi prAnand Patwardhar estigiosi e testimonianze dal bassoDepti Kakkar

Dalle letture, dall’esplorazione del web  e dai contatti attivati abbiamo ‘scoperto’ alcuni registi indiani che si sono particolarmente dedicati a sostenere i diritti di popolazioni contadine, di comunità indigene,  di tribali e di dalit (i ‘fuoricasta’)   le cui esistenze, abitudini e luoghi di vita  sono stati travolti dall’arrivo del ‘progresso’.   Queste testimonianze sono  preziose perché hanno fatto conoscere questi problemi a livello nazionale e internazionale, e vorremmo entrare in contatto con registi e produttori (come Anand Pathwardan,  Deepti Kakkar, ecc.) che hanno coniugato la loro professione con l’impegno civile di difesa e valorizzazione delle comunità più deboli. Ma per la nostra Associazione, che è  molto piccola e priva di finanziamenti adeguati, l’acquisizione di film, la traduzione dei testi e la proiezione nei circuiti commerciali  sono risultati per ora problematici.

Abbiamo invece trovato su siti web di libero accesso numerose documentazioni – spesso accompagnate da testimonianze video -  prodotte da  movimenti  di base, ONG,  Associazioni per la difesa dei diritti umani, ma anche cronache di canali video che pubblicano notizie e appelli a difesa di queste comunità, e offrono testimonianze dei movimenti.

Milioni di persone

Sono davvero milioni ormai le persone che sono state travolte dall’incedere dello sviluppo economico dell’India. La maggior parte di loro ha perso la propria terra, allagata dai laghi artificiali creati dagli sbarramenti delle grandi dighe; altri hanno visto i loro campi inaridirsi per effetto degli inquinamenti causati  dagli impianti industriali e  dagli scavi delle miniere.  Molti si sono ammalati in seguito all’esposizione a polveri, sostanze chimiche, scorie radioattive.  In luoghi diversi e lontani tra loro – dal Sikkim al Tamilnadu –  si assiste all’estinzione di gruppi umani, di culture, di sistemi naturali estremamente diversi. Ma le modalità sono molto simili: il potere (il governo, le istituzioni spesso corrotte, le multinazionali) esercita pressioni fino al limite della sopraffazione verso comunità inermi.

I mass media si soffermano – spesso con indignazione – a segnalare le forme di resistenza violenta di gruppi armati, soprattutto nella fascia centrale dell’India: in particolare i naxaliti, gruppi di guerriglieri che  da molti anni svolgono attacchi armati contro l’esercito indiano e colpiscono politici e amministratori.   Il movimento dei naxaliti, originariamente localizzato nel Bengala Occidentale, si è esteso nel tempo a molti altri Stati dell’india, come si può vedere nella cartina. (http://www.indiafantastica.eu/naxaliti.htm).

Nella nostra ricerca abbiamo invece cercato di individuare alcune delle numerose realtà in cui sono documentati atti di  sopraffazione sulle comunità rurali e indigene, evidenziando in particolare  le forme di protesta nonviolenta e di resistenza nonviolenta messe in atto da queste comunità.  Crediamo infatti che sia molto importante far conoscere le forme di protesta nonviolenta, che potrebbero diventare nodi cruciali di una rete di sostegno non solo all’interno dell’India, ma su scala internazionale.

Verso una trasformazione dell’immaginario collettivo

Ancor più delle letture, dei saggi, dei documenti che ormai da decenni  dimostrano l’insostenibilità del modello di sviluppo basato sulla crescita economica, sull’industrializzazione, sulla trasformazione irreversibile dei sistemi naturali, è possibile che possano essere le immagini a far emergere  nelle persone una nuova consapevolezza:  i contadini, i pescatori, gli abitanti di aree ancora ricche di foreste in India sono i testimoni di un modo di vivere sostenibile, sono custodi di conoscenze ancestrali, sono i produttori del cibo e i protettori dell’acqua. Se vogliamo esprimerci in termini ‘scientifici’, sono coloro che hanno una impronta ecologica piccola e provvedono a conservare la biocapacità. Nel difendere i loro diritti, in realtà si agisce a salvaguardia della sopravvivenza dell’umanità.

Ci auguriamo che nel proporre i filmati che abbiamo selezionato, e che siamo impegnati a trovare in futuro per tenere aggiornato questo sito,  possiamo contribuire a trasformare una visione del mondo costruita secoli fa dalla società occidentale, e ancora profondamente radicata nelle coscienze e nelle istituzioni, per far fiorire un nuovo immaginario, attraverso narrazioni di rispetto e nonviolenza verso le comunità umane e verso la natura.

Il nostro sforzo di tradurre, almeno in parte, testi e voci dei protagonisti delle proteste ha lo scopo di avvicinare il pubblico italiano, spesso esposto a  un ‘bombardamento’ di notizie in lingua inglese, che mal si prestano a trasmettere le emozioni e i sentimenti  di comunità che – a ben guardare – ci sono molto simili:  nonostante il breve periodo di industrializzazione selvaggia le nostre radici contadine, la varietà di culture, di lingue, di modi di vivere delle comunità italiane conservano molti tratti di somiglianza con le popolazioni rurali dell’India.

SITI

Qui sono elencati solo alcuni dei siti dai quali abbiamo tratto documentazioni utili. Speriamo  che i lettori ci aiutino presto ad aggiungerne altri.